Marcia della Pace 2006
La data della Marcia della Pace è, come ormai da molti anni, quella del 10 febbraio, perché corrisponde all’anniversario del sanguinoso bombardamento di Propaganda Fide, quando, lo dico per coloro che non lo sapessero e mi rivolgo soprattutto ai giovani, morirono, sotto le macerie di un bombardamento dell’ultima guerra, cinquecento persone inermi.
Come ho avuto modo di scrivere nell’invito che avete ricevuto, viviamo in un periodo di folle accelerazione e di estremizzazione delle contrapposizioni.
Contrapposizioni etniche, culturali, sociali, economiche, politiche, religiose.
Un panorama vasto e variegato attraverso il quale è difficile muoversi per la sua complessità, ma che anche nel piccolo della nostra dimensione abbiamo il dovere di affrontare.
Da questa manifestazione in poi, ogni Marcia della Pace avrà un titolo, un tema da mettere in evidenza, quello di quest’anno (quantomai attuale) è il dialogo tra le religioni.
La violenza delle contrapposizioni tra gli estremismi presenti in molte religioni è, infatti, oggigiorno degno dei peggiori periodi della storia dell’umanità.
Alla base di tutto, naturalmente, c’è l’insoddisfazione e la non accettazione della propria condizione, che viene radicalizzata e sublimata nell’intolleranza.
La sperequazione economica tra il sud ed il nord del mondo e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo ne sono, poi, il letto di coltura.
L’intolleranza offusca la mente di quanti, a volte con ragione, si ribellano a soprusi che ancora oggi, nonostante la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, vengono perpetrati da minoranze di potenti a danno di moltitudini di deboli.
E’a questo punto che intervengono le religioni che, nelle lori interpretazioni più estremistiche e fondamentaliste, raccogliendo e canalizzando rancori e reali forme di impotenza, per indurre intere popolazioni a forme di lotta che pensavamo appartenere a secoli passati.
Assistiamo, così, impotenti a lotte e guerre in nome di Dio, lotte e guerre basate oltre che sull’ignoranza reciproca, sull’intolleranza giustificata e causata dalle innumerevoli forme di sopraffazione sia palesi che subdole.
Sono di tutti i giorni le immagini, trasmesse dalla TV, di ecatombi causate da fanatici suicidi che, attraverso la loro morte in nome di Dio, trascinano nel baratro oltre ai loro simili, intere società.
Atti esecrabili, che sostituiscono alla forza della ragione, del dialogo e della tolleranza, la debolezza della violenza.
Una violenza ideologica, razzista e xenofoba che ciclicamente riemerge dal più profondo delle inconfessabili patologie umane.
Ma tutto questo, dobbiamo constatare, non è solo appannaggio di società tribali o culturalmente arretrate, incapaci di utilizzare i mezzi di contrapposizione della dialettica democratica messi a disposizione dalle cosiddette società avanzate.
Anche nella nostra società si manifestano segni di intolleranza e di razzismo, che vorrebbero trascinarci nel caos.
E’ di pochi giorni fa l’episodio intolleranza che la nostra città ha subito ad opera di inqualificabili individui che, in nome di un’ideologia tramontata, perchè sconfitta con la fine della seconda guerra mondiale hanno imbrattato, con scritte xenofobe e antisemite, muri ed automobili di coloro i quali considerano non avversari politici, ma nemici, non persone da fronteggiare con la forza delle parole, ma contendenti da distruggere fisicamente.
Un’ingiuria per tutti i cittadini di Castel Gandolfo alla quale questa Marcia della Pace vuole dare una risposta civile, perché i giovani che, sono così numerosi, capiscano il valore della democrazia e della convivenza civile.
E’ nostra convinzione, per quanto fin qui detto, quindi, che il ruolo delle Religioni nel favorire il dialogo e la convivenza pacifica sia fondamentale ed improcrastinabile.
Per questo la “Marcia della Pace
Castel Gandolfo nel piccolo della sua dimensione, ma nella grandezza dei suoi sentimenti vuole, quindi, ribadire con forza le parole di Papa Giovanni Paolo II
“Non c’è guerra in nome di Dio !”.
E con Papa Benedetto XVI che solo attraverso il dialogo tra le fedi si può raggiungere la vera pace.
Questa sera, oltre alle scolaresche ed ai numerosi cittadini sono presenti rappresentanti di diverse “Culture e Fedi Religiose”, che ci porteranno la testimonianza diretta delle loro esperienze vissute.
A loro lascio la parola, li ringrazio a nome della nostra città e ricordo a tutti voi che alla fine della manifestazione potremo mangiare insieme il pane della Pace e bere insieme un bicchiere del nostro vino.
Ma…. prima di lasciare la parola desidero nella mia qualità di rappresentante dell’intera cittadinanza rivolgere un pensiero a Don Andrea Santoro perché il suo sacrificio non susciti vendette, ma diventi una pietra angolare per la costruzione della pace.